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		<title>VIDEO &#8211; Alleanza per Internet, Linda Lanzillotta: ‘Internet al centro dell’agenda politica in maniera trasversale’</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 16:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Linda Lanzillotta, Deputata del Gruppo Misto, interviene alla presentazione a Roma di Alleanza per Internet, avuta luogo il 22 Gennaio scorso. “Spero non rimanga una iniziativa per gli addetti ai lavori, il punto è che bisogna mettere Internet al centro dell’agenda politica, non come capitoletto a sé ma come chiave trasversale di tutte le politiche. Compito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Linda Lanzillotta, Deputata del Gruppo Misto, interviene alla presentazione a Roma di <strong>Alleanza per Internet</strong>, avuta luogo il 22 Gennaio scorso. “<em>Spero non rimanga una iniziativa per gli addetti ai lavori, il punto è che bisogna mettere Internet al centro dell’agenda politica, non come capitoletto a sé ma come chiave trasversale di tutte le politiche. Compito delle istituzioni è creare la convenienza per i cittadini sui servizi digitali”</em>.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JShn_qWAnzE" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>ARTICOLI IN EVIDENZA &#8211; LANZILLOTTA (LISTA MONTI): SOLO ALLEANZA DI CENTRO POTRÀ FARE RIFORME /INTERVISTA</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 14:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Public Policy (14 Gennaio 2013) &#8211; di Laura Preite &#8220;È un progetto a cui aspiro da tempo, l&#8217;aggregazione di varie forze, politiche e civiche, che sia portatrice, come primo obiettivo, di un&#8217;agenda di riforme&#8221;. La deputata Linda Lanzillotta (ex Api, promotrice insieme ai colleghi Della Vedova e Galletti di Rimontiamo l&#8217;Italia), capolista al Senato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2013/01/small_120321-152441_Bast210312pol_0127-300x199.jpg" rel="lightbox[2477]"><img class="alignleft size-full wp-image-2479" title="small_120321-152441_Bast210312pol_0127-300x199" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2013/01/small_120321-152441_Bast210312pol_0127-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Public Policy (14 Gennaio 2013) &#8211; di Laura Preite</strong></p>
<p>&#8220;È un progetto a cui aspiro da tempo, l&#8217;aggregazione di varie forze, politiche e civiche, che sia portatrice, come primo obiettivo, di un&#8217;agenda di riforme&#8221;.</p>
<p>La deputata Linda Lanzillotta (ex Api, promotrice insieme ai colleghi Della Vedova e Galletti di Rimontiamo l&#8217;Italia), capolista al Senato in Umbria nella lista unitaria &#8220;Con Monti per l&#8217;Italia&#8221; commenta il primo risultato: le liste elettorali<br />
di area montiana. Ma c&#8217;è spazio anche per parlare di snellimento della pubblica amministrazione, con la riforma mancata dei livelli di governo.</p>
<p><strong>D. MONTI CAPO DI UNA COALIZIONE DI GOVERNO, OPERAZIONE RIUSCITA?</strong><br />
R. Sul piano politico si tratta di aggregare coloro che nei diversi poli condividono questo obiettivo. Il problema italiano degli ultimi vent&#8217;anni è stato proprio quello di avere coalizione rissose tra di loro e al loro interno in cui l&#8217;area riformista è stata sempre bloccata e condizionata dalla componente o populista o estremista, che ha impedito di fare quei cambiamenti che ci hanno portato alla situazione di stagnazione, decrescita e crisi industriale in cui ci troviamo.</p>
<p>Credo che sia un progetto strategico per il futuro dell&#8217;Italia, apprezzo l&#8217;impegno, il coraggio e anche il sacrificio di Monti, che in questo anno di governo si è reso conto di quale fosse il punto chiave del quadro politico italiano. Guardando al medio e lungo termine, si è reso conto che in assenza di un baricentro riformista, questo paese non ha capacità di cambiamento e innovazione.</p>
<p><strong>D. IL CENTRO È DATO DA ALCUNI SONDAGGI, PER ESEMPIO QUELLO DI NICOLA PIEPOLI, ALL&#8217;8%. NON SI ASPETTAVA QUALCOSA DI PIÙ?</strong><br />
R. È un sondaggio isolato. C&#8217;è un&#8217;area già espressa dell&#8217;elettorato che ha capito qual è la sfida. E poi credo che questa nostra proposta attirerà una parte di quell&#8217;astensionismo che è motivato dalla delusione del fallimento della cosiddetta rivoluzione liberale, che si è ripiegato su se stesso, non avendo altra offerta politica.</p>
<p>Da una parte c&#8217;è la sinistra, dall&#8217;altra il populismo, il neoberlusconismo e il neoleghismo. Io credo che con Monti in campo questa opinione pubblica potrà essere convinta e in ogni caso Monti potrà giocare un ruolo decisivo nel futuro assetto politico del Paese.</p>
<p><strong>D. A CHE PERCENTUALE ASPIRATE?</strong><br />
Non le dò numeri ma le dico che oggi gli oppositori del Porcellum (la legge elettorale approvata nel 2005; Ndr) e in particolare, il Partito democratico, rivendicano come obiettivo virtuoso esattamente il paradosso del Porcellum e cioè la maggioranza assoluta a una coalizione che ha una minoranza di voti, piuttosto che una condizione politica che induca ad aggregare un numero di forze riformiste più ampio (come quello che si stava prefigurando in una ragionevole<br />
riforma elettorale).</p>
<p>Il Porcellum è una legge inaccettabile non solo perché ha le liste bloccate ma perché ha due effetti politici: il primo è che si mette assieme qualsiasi cosa pur di vincere (lo vediamo con Pd-Sel, Ingroia e le 14 liste dell&#8217;armata Brancaleone di Berlusconi), una spinta bipolare che crea coalizioni per vincere e non per governare.</p>
<p>L&#8217;altro effetto è che dando la maggioranza assoluta alle minoranze elettorali (rischiamo la maggioranza del 55% a una<br />
coalizione che avrà il 37-38%) non si faranno le riforme costituzionali. Una maggioranza del 55% che è espressione di<br />
una minoranza la Costituzione non la potrà mai cambiare.</p>
<p><strong>D. LA SOLUZIONE QUINDI È IL CENTRO?</strong><br />
R. L&#8217;area Monti vuole rompere questa visione bipolare estremizzata per mettere insieme i riformismi e i riformisti. Bisogna nei fatti creare un quadro di governo che non sia più quello del Porcellum, ma che sia molto più plurale, ampio, di vocazione maggioritaria e riformista, capace davvero di realizzare il cambiamento, sia nella politica economica e sociale, sia delle riforme costituzionali.</p>
<p>Un baricentro riformista con cui le altre forze riformiste possano allargare la rappresentatività reale della coalizione e avere una maggiore forza nell&#8217;azione di governo.</p>
<p>Mentre oggi, paradossalmente, il Pd difende uno dei paradossi del Porcellum che ha dichiarato più volte di aborrire: cercare un voto che consenta una maggioranza assoluta pur che sia, anche immettendo così quei germi che produrranno la disintegrazione dell&#8217;alleanza sul piano del governo. Credo che la linea di Ingroia (Rivoluzione civile), su alcuni temi, come la giustizia e temi costituzionali, non sia compatibile con il Pd.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rimontiamo l&#8217;Italia 2013 &#8211; 20 dicembre &#8211; i video dell&#8217;evento</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 20:28:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giovedí 20 dicembre a Roma si è svolto  Rimontiamol’italia 2013, che ha chiamato a raccolta tutti coloro che non vogliono archiviare Monti e l’agenda Monti come una parentesi e pensano che si debba offrire agli elettori la possibilità di scegliere nelle prossime elezioni la continuità con questa stagione di serietà e buon governo riformatore. Di seguito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/12/invito-prova6.jpg" rel="lightbox[2470]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2471" title="invito-prova6" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/12/invito-prova6-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Giovedí 20 dicembre a Roma si è svolto <strong> Rimontiamol’italia 2013</strong>, che ha chiamato a raccolta tutti coloro che non vogliono archiviare Monti e l’agenda Monti come una parentesi e pensano che si debba offrire agli elettori la possibilità di scegliere nelle prossime elezioni la continuità con questa stagione di serietà e buon governo riformatore.</p>
<p>Di seguito il video presentato all&#8217;inizio dell&#8217;evento e i principali interventi della serata.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/RXQixGgS-Wk" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<div style="width: 568px; height: 320px;"><object width="100%" height="100%" classid="clsid:dfeaf541-f3e1-4c24-acac-99c30715084a"><param name="source" value="http://video.udc-italia.it/embed.xap" /><param name="initParams" value="src=http://62.149.198.4:1935/vod/_definst_/smil:UnioneDiCentro/539/539.smil/Manifest" /><param name="minRuntimeVersion" value="4.0.50826.0" /><param name="src" value="data:application/x-silverlight-2," /><param name="initparams" value="src=http://62.149.198.4:1935/vod/_definst_/smil:UnioneDiCentro/539/539.smil/Manifest" /><param name="minruntimeversion" value="4.0.50826.0" /><embed width="100%" height="100%" type="application/x-silverlight-2" src="data:application/x-silverlight-2," source="http://video.udc-italia.it/embed.xap" initParams="src=http://62.149.198.4:1935/vod/_definst_/smil:UnioneDiCentro/539/539.smil/Manifest" minRuntimeVersion="4.0.50826.0" initparams="src=http://62.149.198.4:1935/vod/_definst_/smil:UnioneDiCentro/539/539.smil/Manifest" minruntimeversion="4.0.50826.0" /></object><iframe id="_sl_historyFrame" style="visibility: hidden; height: 0px; width: 0px; border: 0px;" width="320" height="240"></iframe></div>
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		<title>Scarica il PAPER PROVVISORIO &#8220;IL FUTURO DEL MERCATO POSTALE IN ITALIA &#8211; Analisi e proposte&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 13:40:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scarica il paper provvisorio &#8220;IL FUTURO DEL MERCATO POSTALE IN ITALIA &#8211; Analisi e proposte&#8221;, presentato il 6 dicembre 2012, durante il seminario organizzato da Glocus. IL FUTURO DEL MERCATO POSTALE IN ITALIA &#8211; Analisi e proposte &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/12/copertina-paper-poste.jpg" rel="lightbox[2460]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2463" title="copertina-paper-poste" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/12/copertina-paper-poste-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a>Scarica il paper provvisorio &#8220;IL FUTURO DEL MERCATO POSTALE IN ITALIA &#8211; Analisi e proposte&#8221;, presentato il 6 dicembre 2012, durante il seminario organizzato da Glocus.</p>
<p><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/12/PaperPoste-con-copertina.pdf">IL FUTURO DEL MERCATO POSTALE IN ITALIA &#8211; Analisi e proposte</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GLOCUS APPUNTAMENTI &#8211; Giovedì 6 Dicembre, ore 10:00, Sala della Mercede &#8211; Glocus organizza il seminario: IL FUTURO DEL MERCATO POSTALE IN ITALIA</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 14:12:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giovedì 6 Dicembre 2012, alle ore 10:00, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati, via della Mercede 55 &#8211; Roma, Glocus organizza il seminario &#8220;Il futuro del mercato postale in Italia&#8221;, in occasione del quale verrà presentato il relativo paper Glocus. Considerato il limitato numero di posti disponibili vi preghiamo di confermare la vostra presenza a info@glocus.it [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/11/invito-6-dicembre.jpg" rel="lightbox[2436]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2449" title="invito-6-dicembre" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/11/invito-6-dicembre-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p><strong>Giovedì 6 Dicembre 2012</strong>, alle <strong>ore 10:00</strong>, presso la <strong>Sala della Mercede della Camera dei Deputati</strong>, via della Mercede 55 &#8211; Roma, Glocus organizza il seminario <strong>&#8220;Il futuro del mercato postale in Italia&#8221;</strong>, in occasione del quale verrà presentato il relativo paper Glocus.</p>
<p><strong><em>Considerato il limitato numero di posti disponibili vi preghiamo di confermare la vostra presenza </em>a <a href="mailto:info@glocus.it" target="_blank"><em><span style="color: #0000ff;">info@glocus.it</span></em></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ARTICOLI IN EVIDENZA &#8211; Come va «rimontata» la politica italiana</title>
		<link>http://www.glocus.it/?p=2432&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=articoli-in-evidenza-come-va-rimontata-la-politica-italiana</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 13:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Specchio Economico (Novembre 2012) Laureata in Lettere ed esperta di problemi economici, dopo un periodo di lavoro nel Ministero del Bilancio Linda Lanzillotta entrò alla Camera dei deputati dove diresse per alcuni anni la Segreteria della Commissione Bilancio, dopodiché fu nominata assessore alla Programmazione finanziaria del Comune di Roma. Divenuta successivamente capo di Gabinetto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/11/downloadFileFS.jpg" rel="lightbox[2432]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2433" title="downloadFileFS" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/11/downloadFileFS-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a>Specchio Economico (Novembre 2012)</strong></p>
<p>Laureata in Lettere ed esperta di problemi economici, dopo un periodo di lavoro nel Ministero del Bilancio Linda Lanzillotta entrò alla Camera dei deputati dove diresse per alcuni anni la Segreteria della Commissione Bilancio, dopodiché fu nominata assessore alla Programmazione finanziaria del Comune di Roma. Divenuta successivamente capo di Gabinetto del Ministero del Tesoro durante il secondo Governo Amato, quindi Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, aderì alla Margherita, nel 2006, fu eletta deputato ed entrò a far parte del Governo Prodi come ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie Locali dal 2006 al 2008. Passata quindi con la Margherita nel Partito Democratico, fu rieletta deputato nel 2008 e svolse il ruolo di «ministro ombra» per il settore Pubblica Amministrazione. Un anno fa lasciò il PD sperando nella costituzione di una forza politica di centro, in un «Nuovo Polo per l’Italia », partito unitario delle forze moderate e riformatrici, che però non è riuscito ad emergere per motivi sia interni ai partecipanti, sia al nuovo contesto politico determinatosi con la formazione del nuovo Governo Monti. Oggi, con lo slogan «Rimontiamo l’Italia 2013» l’on. Lanzillotta è tra i politici italiani che auspicano la continuazione dell’esperienza Monti per rinnovare la classe politica, varare riforme rinviate per decenni, eliminare la corruzione, ripristinare i valori morali e i doveri civici chiesti dagli italiani.</p>
<p><strong>Che cosa sta succedendo nell’economia mondiale e nella politica italiana?</strong><br />
Negli ultimi tre anni di legislatura ancora una volta non si sono messe in cantiere le riforme che occorrono all’Italia per recuperare la competitività, la produttività e la capacità di crescita. Per cui, quando nel 2009 è arrivata la crisi finanziaria che ha investito pesantemente i Paesi più esposti d’Europa, con il più alto livello di debito pubblico, siamo stati tra i più colpiti ed abbiamo avuto bisogno di una guida molto forte e autorevole, capace di affrontare la crisi riproponendo la prospettiva di un’Europa unita con un più forte ruolo politico, molto diversa dalla linea Sarkozy- Merkel. La visione franco tedesca di un’Europa più intergovernativa e meno comunitaria si era potuta rafforzare anche a causa della debolezza italiana, della scarsa credibilità della sua leadership. Tanto che l’Agenda delle misure da adottare ci è stata dettata dalla Banca Centrale Europea e l’Europa e il mondo ci hanno chiesto di recuperare credibilità perché questo volevano i mercati finanziari. Un’ulteriore sfiducia nei confronti dell’Italia avrebbe compromesso l’euro, l’equilibrio globale e la stabilità finanziaria di tutta l’area. Così siamo arrivati al commissariamento della politica da parte del Governo Monti. Regionali nel</p>
<p><strong>Di chi è la responsabilità?</strong><br />
Il commissariamento è la conseguenza del comportamento della classe politica, è stato il punto finale di un lungo periodo caratterizzato da un bipolarismo impotente, durante il quale si sono avvicendati schieramenti politici condizionati, nel centrosinistra, da componenti estremiste, nel centrodestra, da forze stataliste, conservatrici, antieuropee. Queste componenti hanno sempre impedito di attuare i programmi di cambiamento che le varie coalizioni proponevano durante le campagne elettorali. Questa paralisi e impotenza del sistema politico ha portato alla crisi.</p>
<p><strong>Che pensa del Governo Monti?</strong><br />
Il nuovo presidente del Consiglio ha avuto la capacità di recuperare credibilità e autorevolezza e di svolgere un ruolo fondamentale in Europa, tanto da diventare, insieme al presidente della BCE, un punto di riferimento per i grandi Paesi europei nella ricerca di una nuova prospettiva di rilancio dell’Unione. Anche gli Stati Uniti hanno visto in lui un interlocutore capace di arginare la crisi dell’euro e dell’economia europea che avrebbe aggravato anche le loro difficoltà. Nel mercato del lavoro, nel sistema pensionistico, nel ridimensionamento e riduzione dei costi del sistema federalista il Governo Monti ha varato riforme essenziali che il sistema politico non era riuscito a compiere.</p>
<p><strong>Perché non le hanno fatte i precedenti Governi, compreso il Governo Prodi di cui lei ha fatto parte?</strong><br />
Da ministro, nel 2007 proposi molti dei provvedimenti che ora sta varando il Governo Monti, ma essi furono sistematicamente contrastati in Parlamento da un sistema politico che intendeva conservare privilegi, rendite e posti in una miriade di organismi pubblici che in questi anni sono stati lo strumento per alimentare la politica. Anche in questo campo l’attuale Governo sta intervenendo mentre la politica è stata incapace di riformare. E quella situazione è destinata a protrarsi in alcuni campi. Ad esempio, i due temi che sono stati lasciati alla responsabilità dei partiti, cioè le riforme costituzionali e la legge elettorale, sono bloccati: delle prime non si farà niente per il resto della legislatura, e neppure per la riduzione del numero dei parlamentari che era il minimo richiesto insieme a una leggera differenziazione del bicameralismo perfetto. Per la riforma della legge elettorale, una soluzione concordata è ancora talmente lontana dalla realizzazione da non ritenere infondata l’ipotesi che nella prossima primavera si voti ancora con la legge oggi vigente.</p>
<p><strong>Quindi, nonostante la crisi economica non è cambiato nulla?</strong><br />
Ancora una volta i partiti dimostrano che, quando devono affrontare un problema nell’interesse del Paese e non nell’interesse di una parte o di un piccolo gruppo, non sono capaci di far prevalere una visione nazionale, ma costituiscono un insieme di debolezze ognuna delle quali interdice l’altra. Questo è il problema italiano, e questo ci dice che bisognerebbe lavorare per consentire a Monti di proseguire nella propria opera per qualche anno, fino a quando una serie di cambiamenti, compresi quelli dell’assetto istituzionale, non avranno rimesso in moto il sistema e fatto emergere nuove leadership. Il sistema attuale è immobile, ognuno vuole conservare la propria posizione di potere e non cedere nulla, né all’altro né a nuove forze emergenti, a nuove figure o personalità. Così si bloccano il rinnovamento del Paese, la possibilità per l’Italia di sfruttare le proprie energie, i talenti, i giovani, le nuove idee. Le forze politiche dovrebbero riconoscere questa situazione, confrontare i programmi, convenire sulla necessità di un Governo Monti.</p>
<p><strong>Che cosa dovrebbe fare il presidente Monti?</strong><br />
Dovrebbe formare un nuovo Governo che i partiti dovrebbero legittimare democraticamente e votare in Parlamento, perché nel nostro sistema parlamentare il capo del Governo non viene eletto dal popolo; se i partiti sono d’accordo, sono loro a legittimarlo democraticamente, non c’è bisogno di riforme costituzionali. Quanto alle dure misure che Monti ha adottato e a quelle che dovrà ancora varare, esse sono comprese dagli italiani perché parla il linguaggio della verità e della serietà. E infatti, nonostante abbia inflitto medicine amare, Monti conserva un’alta popolarità, è una persona seria, fa quanto serve al Paese. Un numero crescente di persone non crede più alla politica demagogica di chi fa promesse che non vengono mantenute. Da Monti le accettano, perché ritengono che operi per il bene del Paese e non nell’interesse personale o di parte. Questa è la sua forza, della quale abbiamo bisogno.</p>
<p><strong>Oltre a risanare l’economia, il Governo Monti non dovrebbe far recuperare al Paese i valori morali di un tempo?</strong><br />
Anche sul piano etico Monti ripropone il principio della politica come servizio, non come strumento per autopromuoversi a posti che con le proprie capacità mai si raggiungerebbero. Le scomparse ideologie non sono state sostituite da idealità, da un’etica pubblica basata su un sistema di valori condivisi dalla politica. I partiti sono stati strumenti di potere, non di elaborazione di un progetto di società, di promozione delle persone e di costruzione del futuro. Questa è una delle differenze tra l’Italia e i grandi Paesi europei. In Francia, Inghilterra e Germania sono diffusi un senso di identità nazionale, valori comuni, sentimenti di legame e di rispetto per le istituzioni, che sono il collante comune per i cittadini e per le forze politiche. I partiti possono avere programmi diversi, ma il sostrato comune &#8211; lo spirito repubblicano in Francia, l’idea della nazione tedesca e del suo ordinamento, i principi dello Stato liberale in Inghilterra &#8211; sono radicati profondamente nella cultura di quei popoli e i partiti politici non possono discostarsi da essi, perché il giudizio della società e la sanzione morale sarebbero pesantissimi. Da noi non esistono questi ancoraggi ideali, culturali e civili, tutto è casuale.</p>
<p><strong>Che cosa ammira in Monti?</strong><br />
La forte idealità civica, l’impegno civile, lo spirito di servizio, la visione del futuro dell’Italia e dell’Europa. Per questo, anche se molte persone possono non condividerne le ricette, lo comprendono e lo rispettano, mentre non rispettano più la politica che li ha ingannati per vent’anni. Per questo abbiamo avuto l’idea di creare un’iniziativa chiamata «Rimontiamo l’Italia» il cui scopo è rimettere in piedi il Paese dalle fondamenta, con un metodo e con i valori che Monti ha incarnato in questi mesi. E che sono serietà, verità, spirito di servizio per realizzare i cambiamenti di cui l’Italia ha bisogno. A tal fine va rifatta l’Agenda Monti o meglio «Monti dopo Monti», non un partito né un movimento politico, ma il programma di un Monti bis, impegnandoci a farlo attuare, recuperando anche i valori costituzionali.</p>
<p><strong>Come ottenere questo se le leggi sono fatte dagli stessi politici e comunque, nella pratica, sono usate in maniera distorta anche se il fine era nobile?</strong><br />
Sono state distorte nella loro applicazione anche perché ne è stata attuata solo la parte che faceva comodo, e non viceversa. Per accelerare l’azione amministrativa si sono eliminati i controlli preventivi ma non sono stati attivati quelli sull’efficienza, anzi sono state attuate interpretazioni opposte. Tutto ciò va messo in ordine cercando di recuperare le ragioni di alcune riforme, quali quelle sulla semplificazione e sulla trasparenza. È stato vanificato il progetto diretto ad eliminare l’assoluta arbitrarietà dell’azione amministrativa. Uno degli ultimi decreti legge varati dal Governo punta a restituire ai dirigenti la responsabilità della regolarità amministrativa e contabile. E poi vanno reintrodotti i concorsi pubblici, sistema totalmente sconvolto soprattutto a livello regionale e locale; deve prevalere il merito e si deve dare una speranza ai giovani. La Pubblica Amministrazione deve costituire lo sbocco per i migliori laureati, non per le clientele; va attuato l’articolo 97 della Costituzione sul buon andamento della Pubblica Amministrazione.</p>
<p><strong>Anche nelle moltissime società costituite dagli enti locali?</strong><br />
La loro proliferazione è stata uno strumento per aggirare le regole pubblicistiche su nomine, controlli, equilibrio di bilancio, divieto di indebitamento. La mia battaglia contro di esse puntava a ridimensionare questa degenerazione del sistema. Non si è mai voluto attuare l’articolo 49 della Costituzione e prevedere una qualche forma di verifica sull’organizzazione dei partiti come condizione per il finanziamento pubblico. Con la scomparsa dei grandi partiti sono aumentati il degrado etico e la perdita dei valori della politica.</p>
<p><strong>Qual è il suo giudizio sulla gioventù di oggi?</strong><br />
Quelli della mia epoca si impegnavano nella politica o nei movimenti studenteschi; quelli di oggi che desiderano operare per il sogno di una società più giusta lo fanno nelle associazioni di volontariato o ambientali. Alla politica si dedica non chi ha un’idealità da perseguire, ma chi vuole fare carriera e questo è assurdo, perché la politica gestisce ormai tutto il potere nelle Amministrazioni pubbliche locali e centrali, nelle società, nelle Asl. Il risultato è che i giovani migliori rimangono lontani dalla politica. E questo è un guaio perché senza buona politica le istituzioni non possono funzionare, e senza buone istituzioni il Paese non può avere futuro. Per questo, proprio per il bene della politica, per farla rinascere, occorre toglierle pezzi di potere; liberata dalla loro gestione, può ritrovare la propria identità, la missione, la sua ragione di essere. Altrimenti sarà sommersa dai potentati locali, da chi gestisce gli appalti e le nomine nella sanità. La politica è stata condizionata da tutto ciò e i grandi partiti nazionali sono finiti in balia degli amministratori regionali e locali.</p>
<p><strong>Non si tornerà più ai partiti disciplinati da procedure precise, statuti, controlli interni, congressi?</strong><br />
I partiti da una parte proprietari, dall’altra leaderistici, e in mano a gruppi di potere che si combattono, non hanno più i meccanismi che servivano a selezionare e a far emergere una classe dirigente di alta caratura morale e civile. Impressiona non solo la corruzione che emerge, ma il livello delle persone operanti proprio dove dovrebbe rifulgere la qualità.</p>
<p><strong>Un movimento così incontra il consenso della gente, ma dal punto di vista organizzativo?</strong><br />
Bisognerà aggregare quelli che nei partiti e nella società condividono l’obiettivo di portare avanti l’esperienza del Governo Monti. «Rimontiamo l’Italia » si propone di coinvolgere queste persone per scrivere insieme la piattaforma programmatica della famosa «Lista civica per l’Italia» che dovrà amalgamare politica e società per andare oltre l’Agenda Monti. Se riusciremo a farlo si potrà ottenere un risultato interessante perché questa lista potrà diventare il baricentro dello schieramento politico. Dobbiamo dire in quale direzione deve andare il Paese nei prossimi 5 anni, decidere come cambiare il fisco, le istituzioni e il federalismo; bastano quattro o cinque punti fondamentali a rimettere in carreggiata il sistema. E rinunciare ai personalismi, al culto delle personalità, al prevalere dei personaggi rispetto alle prospettive politiche. Monti è stato una risorsa per il Paese che il presidente della Repubblica ha saputo valorizzare al massimo.</p>
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		<title>VIDEO &#8211; Interventi di Linda Lanzillotta, Roberto Liscia, Giuseppe Tripoli, Giuseppe Calabi e Rossella Zollino, in occasione dell&#8217;evento &#8220;L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 12:55:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Introduzione di Linda Lanzillotta, presidente Glocus, in occasione dell&#8217;evento &#8220;L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori&#8221;, organizzato da Glocus e Netcomm, con main partner Seat Pagine Gialle, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il 6 novembre 2012. Intervento di Roberto Liscia, Presidente Netcomm, in occasione dell&#8217;evento &#8220;L&#8217;etica nella nuova relazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/U1sNxuEtHEc" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>Introduzione di Linda Lanzillotta, presidente Glocus, in occasione dell&#8217;evento &#8220;L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori&#8221;, organizzato da Glocus e Netcomm, con main partner Seat Pagine Gialle, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il 6 novembre 2012.</p>
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<p>Intervento di Roberto Liscia, Presidente Netcomm, in occasione dell&#8217;evento &#8220;L&#8217;etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori&#8221;, organizzato da Glocus e Netcomm, con main partner Seat Pagine Gialle, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il 6 novembre 2012.</p>
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<p>Intervento di Giuseppe Tripoli, Capo Dipartimento Impresa ed Internazionalizzazione, in occasione dell&#8217;evento &#8220;L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori&#8221;, organizzato da Glocus e Netcomm, con main partner Seat Pagine Gialle, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il 6 novembre 2012.</p>
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<p>Presentazione da parte di Giuseppe Calabi, CBM &amp; Partners Studio Legale, e Rossella Zollino, CBM &amp; Partners Studio Legale, del Codice di Autoregolamentazione di Netcomm, il 6 novembre 2012, durante l’evento “L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori”, organizzato da Glocus e Netcomm, con main partner Seat Pagine Gialle, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati.</p>
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		<title>Scarica il Codice di Autoregolamentazione di Netcomm</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 10:28:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scarica il Codice di Autoregolamentazione di Netcomm, presentato il 6 novembre 2012, durante l’evento “L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori”, organizzato da Glocus e Netcomm, con main partner Seat Pagine Gialle, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati. Codice di Autoregolamentazione di Netcomm &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/11/copertina-codice.jpg" rel="lightbox[2419]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2420" title="copertina-codice" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/11/copertina-codice-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a>Scarica il <strong>Codice di Autoregolamentazione di Netcomm</strong>, presentato il 6 novembre 2012, durante l’evento “<strong>L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori</strong>”, organizzato da <strong>Glocus</strong> e <strong>Netcomm</strong>, con main partner <strong>Seat Pagine Gialle</strong>, presso la <strong>Sala delle Colonne della Camera dei</strong> Deputati.</p>
<p><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/11/Layout_Netcomm_light.pdf">Codice di Autoregolamentazione di Netcomm</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GLOCUS APPUNTAMENTI &#8211; L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori &#8211; Martedì 6 novembre ore 16:00 &#8211; Sala delle Colonne della Camera dei Deputati</title>
		<link>http://www.glocus.it/?p=2372&#038;utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=glocus-appuntamenti-letica-nella-nuova-relazione-digitale-tra-imprese-e-consumatori-martedi-6-novembre-ore-1600-sala-delle-colonne</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 12:45:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martedì 6 novembre 2012 alle ore 16, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati (Via Poli 19- Roma), Glocus e Netcomm, con main partner Seat Pagine Gialle, presentano l&#8217;evento “L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori”. Il convegno  intende promuovere una maggiore conoscenza del mondo digitale e del commercio on-line, mettendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/10/loghetto-evento-6-novembre.jpg" rel="lightbox[2372]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2379" title="loghetto-evento-6-novembre" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/10/loghetto-evento-6-novembre-300x294.jpg" alt="" width="300" height="294" /></a>Martedì 6 novembre 2012</strong> alle <strong>ore 16</strong>, presso la <strong>Sala delle Colonne della Camera dei Deputati</strong> (Via Poli 19- Roma), <strong>Glocus</strong> e <strong>Netcomm</strong>, con main partner <strong>Seat Pagine Gialle</strong>, presentano l&#8217;evento “<strong>L’etica nella nuova relazione digitale tra imprese e consumatori</strong>”.</p>
<p>Il convegno  intende promuovere una maggiore conoscenza del mondo digitale e del commercio on-line, mettendo a confronto esperienze, aspettative, progetti dei vari soggetti dell’ecosistema digitale, ovvero, rappresentanti di Think-Tank impegnati sul digitale, esponenti delle Autorità di garanzia, Associazioni dei Consumatori ed alcune Aziende rappresentative del digitale e dell&#8217;E-commerce.</p>
<p>L’evento rappresenta l’occasione per presentare il Codice di Autoregolamentazione relativo alle modalità di comunicazione e di diffusione degli sconti e della comparazione dei prezzi online promosso da Netcomm, e di un imminente Codice di Condotta, a testimonianza dell’impegno di trasparenza e correttezza verso i consumatori assunto dai soci Netcomm.</p>
<p><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/10/ProgrammaGlocusNetcomm6Novembre.pdf">Scarica il programma dell’evento</a></p>
<p>Considerato il limitato numero di posti disponibili, vi preghiamo di confermare la vostra presenza a <a href="info@glocus.it">info@glocus.it</a></p>
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		<title>L’IMPATTO DELLA SPENDING REVIEW SU REGIONI ED ENTI LOCALI</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 12:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervento di Linda Lanzillotta in occasione della Conferenza &#8220;Spending Review Implementation: An Opportunity for Change&#8221; che ha avuto luogo il 18 ottobre scorso presso Residence of the British Ambassador, Villa Wolkonsky. Il Governo Monti ha assunto il Rapporto con cui il Prof. Giarda ha analizzato la dinamica della spesa pubblica italiana negli ultimi quarant’anni come la bussola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/10/lanzillotta.jpg" rel="lightbox[2410]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2411" title="lanzillotta" src="http://www.glocus.it/wp-content/uploads/2012/10/lanzillotta-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Intervento di Linda Lanzillotta in occasione della Conferenza</strong> <strong>&#8220;Spending Review Implementation: An Opportunity for Change&#8221; che ha avuto luogo il 18 ottobre scorso presso Residence of the British Ambassador, Villa Wolkonsky.</strong></p>
<p>Il Governo Monti ha assunto il Rapporto con cui il Prof. Giarda ha analizzato la dinamica della spesa pubblica italiana negli ultimi quarant’anni come la bussola per effettuare una serie di interventi sulla spesa pubblica complessivamente noti come spending review. Secondo questo Rapporto i fattori che hanno condizionato livello e struttura della spesa sono: 1) innanzi tutto la abnorme crescita della spesa per pensioni (che passa dal 9,4 del 1951 al 30,2 del 2010) e di quella per interessi: l’andamento di queste due voci ha determinato un effetto di ingessamento della spesa; 2) in secondo luogo la invarianza, negli ultimi vent’anni, dell’incidenza percentuale della spesa per consumi intermedi che presenta però due aspetti peculiari: la sua composizione ha registrato infatti una modificazione molto netta, in particolare nell’ultimo decennio, con un incremento di quasi 5 punti di pil della spesa sanitaria sostanzialmente a danno di quella per l’istruzione. Inoltre – seconda peculiarità &#8211; la produzione dei beni e dei servizi pubblici è risultata assai più costosa di quella dei beni e servizi privati. Le cause sono molteplici: numero e costo del personale, bassa innovazione tecnologica, rigidità organizzativa e, non ultimo, il costo della intermediazione politica e della corruzione: un certo scarto tra i due settori è fisiologico ma in Italia ha raggiunto un differenziale abnorme di quasi il 40 per cento;<br />
3) da ultimo una erosione costante della spesa per investimenti (passata dal 15,4 del 1950 al 6,8 del 2010 e scesa di ben quattro punti nel decennio 1990/2000).<br />
Su questi fenomeni ha influito, soprattutto nell’ultimo decennio, l’aumento dei poteri trasferiti ai Comuni e alle Regioni. Un processo avviato negli anni Settanta ma dilatatosi dal 2001 in poi, dopo l’approvazione del nuovo Titolo V della Costituzione. Una riforma costituzionale colpevolmente approvata a maggioranza dal Centro-sinistra (colpevolmente perché i cambiamenti che riguardano le istituzioni e le regole del loro funzionamento dovrebbero avere un ampio consenso) ma che, a onor del vero, tutti nella sostanza volevano, a cominciare dai Presidenti delle Regioni e in particolare i Presidenti della Lombardia e dell’Emilia e Romagna che negli ultimi 18 anni, pur appartenendo a schieramenti politici diversi, hanno guidato, insieme e in piena concordia, il fronte delle Regioni.<br />
Questa struttura della spesa ha condizionato negativamente la crescita e la competitività del Paese, non ha attrezzato la società e soprattutto ha privato le giovani generazioni degli strumenti necessari a competere nell’era della conoscenza; e neppure ha posto le condizioni infrastrutturali di cui il Paese avrebbe avuto bisogno per crescere. Peraltro, queste scelte non sono mai state il frutto di espliciti indirizzi politici (che sarebbero stati difficilmente confessabili e difendibili) ma il risultato del prevalere di soggetti politicamente più forti – le Regioni e gli enti locali &#8211; che sono riusciti a imporsi nel decennio in cui la politica nazionale è stata più debole. Da noi è stato in questi anni più importante decidere”chi” dovesse spendere piuttosto che discutere per “cosa” spendere. Questo ha ovviamente creato notevoli distorsioni allocative.<br />
E, infatti, se si guarda alla composizione della spesa per livelli di governo questo processo risulta molto evidente: esplode, come si è detto, la spesa sanitaria nel passaggio alla competenza esclusiva delle Regioni, aumenta vertiginosamente (quasi tre punti di PIL in venti anni) il costo dei servizi generali cioè dei costi della politica e degli apparati burocratici. Oggi il sistema delle Regioni e degli enti locali gestisce il 62,4 per cento della spesa a fronte del 54 del 1990. Ma solo una parte, meno della metà, di questa spesa è finanziata in modo autonomo da Regioni ed enti locali. Quindi il sistema è cresciuto, aldilà della retorica sul federalismo, in una condizione di ampia irresponsabilità fiscale.<br />
E infatti, negli anni 2000 (quelli per intenderci dell’attuazione del Titolo V) la spesa locale al netto degli interessi è cresciuta di quasi sei punti di PIL e questo aumento è stato finanziato in parte attraverso l’aumento della pressione fiscale e in parte in deficit.</p>
<p>La spending review nasce da questi dati di fatto e, di conseguenza, dalla necessità, non solo di ridurre la spesa per conseguire, secondo gli impegni assunti in sede europea, il pareggio di bilancio entro il 2013, ma di intervenire sulla struttura e sulla qualità della spesa pubblica italiana.<br />
Non siamo ancora ad una “spending review” del tipo di quella avviata dal Governo Cameron nel 2010. Lì la struttura del bilancio e dei programmi di spesa, assai più flessibile che da noi, la relativa centralizzazione delle decisioni, la compattezza e legittimazione della leadership politica, un diverso ordinamento dell’amministrazione pubblica e del pubblico impiego rendono possibile una più profonda revisione dei programmi di spesa. E’ più agevole tradurre in decisione di bilancio uno specifico indirizzo politico circa le priorità strategiche del Paese. In Italia mancano oggi le condizioni politiche e istituzionali per una significativa riprogrammazione della spesa, per adottare una metodologia Zero base budgeting dei bilanci di previsione: ciò che però si è iniziato a fare – ed è già molto significativo – è una revisione profonda e incisiva del “come” si spende. La seconda fase sarà quella di rivedere le priorità a prescindere dai soggetti titolari delle diverse funzioni di spesa.<br />
L’operazione avviata dal Governo Monti con il decreto sulla spending review (DL 95/2012) dovrà produrre riduzioni di spesa pari a 26 miliardi tra il 2012 e il 2015: il 63 per cento di essa riguarderà (in proporzione alla quota di spesa gestita) regioni ed enti locali: in termini assoluti 12 miliardi e 750 milioni di euro. Il provvedimento di Monti sulla spending review si aggiunge, peraltro, alle manovre di finanza pubblica già approvate in precedenza ed è a sua volta destinato ad essere rafforzato già a partire dalla legge finanziaria per il 2013, appena presentata in Parlamento.<br />
A titolo di comparazione è forse utile ricordare che la spending review in Gran Bretagna ha previsto riduzioni di spesa per 170 miliardi in un quinquennio.<br />
Gli interventi previsti per Regioni ed enti locali in qualche misura anticipano, accelerano e rendono stringenti alcuni interventi che il Titolo V aveva previsto dovessero andare di pari passo o addirittura anticipare l’attuazione del federalismo fiscale e che invece dopo dieci anni sono ancora lettera morta. Vale a dire una individuazione dei costi standard, cioè dei costi più efficienti per l’acquisto dei medesimi beni o per la produzione degli stessi servizi pubblici e una riorganizzazione amministrativa finalizzata a ridurre i centri di spesa oggi frammentati in una pletora di enti pubblici ed organismi di varia natura (aziende, consorzi, ato, società, agenzie) la cui esistenza e moltiplicazione ha prodotto inefficienza burocratica e ha dilatato l’area della intermediazione politica e della corruzione. I gravi episodi che riempiono le cronache di questi giorni e che stanno mettendo in discussione la credibilità di tutto il sistema regionale nascono esattamente da qui.</p>
<p><strong>1)Interventi sui costi.</strong> In passato la resistenza ad attuare manovre di riduzione della spesa era stata motivata da Regioni ed enti locali (ma in genere da tutte le amministrazioni destinatarie della riduzione dei budget annuali) da una critica ai tagli lineari, cioè a tagli indiscriminati che colpissero indifferentemente enti virtuosi (la cui esistenza l’analisi della spesa ha messo peraltro in dubbio) ed enti meno virtuosi, chi spende bene e chi spende male; l’altro argomento sempre utilizzato è stato quello relativo al rischio che i tagli avrebbero compromesso la possibilità di erogare servizi essenziali per i cittadini.<br />
Argomento cui ovviamente l’opinione pubblica è molto sensibile. E non a torto, visto che fino ad oggi riduzioni lineari della spesa senza interventi mirati sugli sprechi hanno spesso determinato il perverso risultato di salvare gli sprechi e ridurre i servizi.<br />
La spending review vuole ottenere il risultato di spendere meno ma spendere meglio e quindi di mantenere il livello dei servizi pur riducendo il livello della spesa.<br />
Si è quindi agito su alcuni costi di produzione: riduzione del personale e standardizzazione dei prezzi degli acquisti dei beni e dei servizi.<br />
Sul primo punto è stata decisa una riduzione del turn over al 40 per cento delle cessazioni dell’anno precedente e il divieto di assunzioni negli enti in cui la spesa per il personale sia superiore al 50 per cento del totale delle spese. Nei casi in cui la spesa risulta superiore alla media di più del 40 per cento è obbligatoria la gestione del sovrannumero con pensionamenti, mobilità, trasformazione da tempo indeterminato a determinato, da tempo pieno a tempo parziale.<br />
Per quanto riguarda gli acquisti, il Commissario Bondi, applicando una metodologia statistica – il “calcolo della mediana” &#8211; alle merceologie censite dal sistema statistico di contabilità pubblica SIOPE ha rilevato che, nei comuni e nelle regioni, lo scostamento dal prezzo medio oscilla tra il 15 e il 40 per cento. Sul totale della spesa censita – pari fino ad oggi a 60 miliardi di euro &#8211; secondo Bondi l’eccesso di spesa va dal 25 al 40 per cento. E non c’è da stupirsi visto che secondo dati di fonte Consip (la società che gestisce su piattaforma elettronica gli acquisti della Pa centrale e che ora gestirà anche quelli delle Regioni e degli enti locali) il costo dei beni e servizi della Pa nel suo complesso è aumentato in 10 anni del 55 per cento a fronte di un aumento che, secondo gli indici ISTAT, non avrebbe dovuto superare il 15 per cento. La riduzione di spesa sarà quindi effettuata non in modo lineare ma in proporzione al livello di scostamento che ciascun ente ha registrato rispetto alla “mediana” calcolata da Bondi. Ed è interessante osservare come la distribuzione territoriale delle inefficienze non sia concentrata solo al Sud o nelle regioni in deficit ma riguardi ampiamente le Regioni presunte virtuose. Infatti, applicando il metodo Bondi, risulta ad esempio che, solo con riferimento alle categorie merceologiche considerate, nella virtuosa Lombardia l’eccesso di spesa è di 386 milioni di euro, nell’Emilia Romagna “soli” 96,5 milioni, nel Lazio di 386 e nella Sicilia di 526. Tra i Comuni spicca il Comune di Roma il cui eccesso di spesa è di 1 miliardo e 380 milioni di euro.<br />
Naturalmente bisognerà che ora, attraverso un sistema efficiente di controlli, si monitorizzi l’attuazione delle misure in modo da evitare che si mantengano gli sprechi e si taglino invece i servizi e, soprattutto, che i tagli antisprechi non siano compensati da aumenti delle imposte regionali e locali.<br />
E’ prevedibile che risultati altrettanto eclatanti si avranno quando, affinando l’analisi, la spending review analizzerà i diversi modelli di produzione dei servizi e potrà così essere misurato il grado di efficienza delle migliaia di società in house che oggi svolgono servizi in moltissimi settori: servizi sociali, trasporto, ambiente, cultura. Ed è altresì prevedibile che emergeranno le vere ragioni della ostinata resistenza alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali.</p>
<p><strong>2) Interventi sull’organizzazione.</strong> E’ stata avviata un’operazione di semplificazione degli assetti organizzativi: riduzione del numero delle province, unione obbligatoria dei piccoli comuni, eliminazione di una serie di organismi e società esterne alla amministrazione in senso stretto. 20 regioni di cui cinque a statuto speciale, 110 province, più di 8.000 comuni dei quali più della metà con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, 6/7.000 società di gestione dei servizi pubblici (il numero rimane misterioso) centinaia di consorzi e unioni montane, centinaia di asl. Chiaramente un sistema insostenibile non solo per il costo diretto che questa miriade di organismi comporta ma per le inefficienze che essi determinano nella produzione dei servizi pubblici e perché l’esistenza di questa miriade soggetti genera una opprimente presenza della politica nella società e nell’economia genera corruzione e clientelismo e distorce le scelte a tutti i livelli amministrativi.</p>
<p><strong>3) Digitalizzazione delle procedure amministrative.</strong> Infine un ulteriore intervento spesso trascurato nell’ottica della spending review e invece a mio avviso strategico è quello dell’agenda digitale che contiene una serie di strumenti per innovare i processi di produzione dei beni e dei servizi pubblici: carta di identità elettronica e anagrafe nazionale, fatturazione elettronica, cartella clinica elettronica, pagamenti elettronici: sono tutti strumenti che porteranno efficienza e trasparenza nei processi amministrativi anche se con effetti di medio periodo.</p>
<p>Ormai è chiaro che un sistema multilivello come quello disegnato nel 2001 è insostenibile da molteplici punti di vista: finanziario e fiscale innanzi tutto, ma anche organizzativo, burocratico e politico. Ed è chiaro che occorre riprendere le ragioni originarie della riforma federalista: semplificazione amministrativa, responsabilità fiscale, trasparenza. In realtà il Titolo V, sia nella sua impostazione che nella sua attuazione, è stato il frutto di uno scontro sulla titolarità dei poteri di spesa pubblica, per l’affermazione di una classe politica emergente, regionale e locale, che ha però speso il suo potere in questo decennio non al servizio della modernizzazione del Paese, che il federalismo aveva promesso all’Italia, ma seguendo logiche di potere. Oggi l’indebolimento della classe politica locale e la perdurante debolezza di quella nazionale hanno rimesso in gioco la possibilità di una riforma di sistema. Una riforma che corregga la degenerazione burocratica del Titolo V ma che non butti via un disegno di articolazione territoriale delle funzioni pubbliche; un disegno che, non a caso, tutti i paesi sviluppati hanno realizzato o stanno perseguendo perché serve a meglio governare la complessità del nostro tempo e a valorizzare ed espandere la capacità di auto organizzazione della società civile.<br />
La spending review, il recente decreto legge volto a reintrodurre alcuni dei controlli che in questi venti anni sono stati totalmente aboliti, il progetto di legge costituzionale presentato dal Governo per rendere più razionale il riparto delle competenze tra i diversi livelli di governo e introdurre la clausola di “supremazia nazionale “presente in tutti gli ordinamenti federali e, tra breve, l’annunciato progetto costituzionale per una riduzione del numero delle Regioni e – aggiungo io – la radicale revisione delle Regioni a statuto speciale, sono i tasselli con cui il Governo Monti sta tentando di raddrizzare il sistema evitando di innestare un antistorico processo di centralizzazione. Per proseguire l’azione intrapresa e perseguire con coerenza questa strategia, occorrerà un governo lungimirante, capace di perseguire l’interesse nazionale resistendo alle pressioni conservatrici e agli interessi dei gruppi di potere. Il prossimo passaggio elettorale sarà decisivo anche per questo.</p>
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