Il primo turno delle elezioni francesi ha dato il suo verdetto. Il prossimo capo dello stato francese sarà
dunque un cinquantenne, fotogenico, moderno nell’uso dei mezzi di comunicazione, diretto nel modo di esprimersi e capace di vincere alla prima candidatura: Nicolas Sarkozy o Ségolène Royal. Il dopo Chirac è gia cominciato con un successore che ha ottenuto comunque un risultato migliore del presidente uscente che, in quattro partecipazioni al primo turno, non ha mai raccolto più del 20 per cento. Ma il risultato di domenica contiene molti altri elementi di ri- flessione per la Francia, e non solo.
Il primo dato è ovviamente una partecipazione eccezionale (quasi l’85 per cento, più 13 per cento rispetto al 2002), bel segno della vitalità della democrazia francese e testimonianza della diffusa voglia di politica. Tutti si aspettavano una sorpresa di fronte a tanta indecisione dei sondaggi: la sorpresa è questa.
Certo, l’elezione del presidente della repubblica francese con il suffragio universale diretto gli conferisce, assieme a poteri che non hanno pari in nessun altro paese occidentale, uno statuto unico. Si tratta quasi di una relazione personale tra tutti i cittadini e il padre (o madre) della nazione. I giovani delle banlieue così come i francesi che hanno lasciato il paese, i pensionati tanto quanto i lavoratori e le donne hanno avuto modo di dimostrare che la via migliore per organizzare il vivere insieme era di votare e dare un’indicazione sul miglior candidato possibile.
Il fantasma di Jean Marie Le Pen, che abbiamo visto riapparire negli ultimi giorni della campagna, al seguito di voci che lo davano capace di rimontare e di essere il terzo uomo, era soltanto il ritorno di un incubo già visto.
Ma la partecipazione dimostra quanto quel voto protestatario del 2002 fosse un incidente di percorso, non l’inizio di una metastasi mortale.
L’alta partecipazione al voto ci porta al secondo elemento importante di questo primo turno: la morte politica di Jean Marie Le Pen – si è già aperta una guerra di successione – e un ridimensionamento dell’estrema destra, che dovrebbe permettere la lenta sparizione del Front National.
Un terzo elemento significativo è la scomparsa del Partito comunista francese.
Con 700mila voti (1,94 per cento), la candidata Marie George Buffet non potrà aiutare in maniera decisiva Ségolène Royal, con il ragguardevole 25,83 per cento.
È un innegabile successo per la candidata socialista, che non era neanche sicura di arrivare al ballottaggio. Sin dall’inizio, Royal si rivela nelle avversità forte e tonica, più pugnace di quello che compagni e avversari pensano, con un sorriso perfetto. Soltanto il suo compagno, François Hollande, responsabile del Partito socialista, domenica sera, durante le tante trasmissioni televisive, si è mostrato molto prudente. Come tutti, ha notato che i voti del centrosinistra, tutti insieme, sono al di sotto del 40 per cento.
Difficile in queste condizioni pensare a una vittoria socialista.
Di fronte a un Nicolas Sarkozy che è riuscito a fare il pieno dei voti di destra, saranno gli elettori di François Bayrou a decidere il futuro presidente( ssa). Il discorso di domenica sera del terzo uomo, che avrebbe potuto far trasparire delusione per il risultato, era invece una nuova testimonianza di volontà politica forte.
Al contrario di quello che potrebbero desiderare i due candidati, lascerà i suoi elettori liberi di fare una scelta. È l’unica possibilità che ha, per conservare la sua credibilità e preservare il suo futuro personale: né destra, né sinistra. Bayrou pensa già al 2012. Perché danneggiare in due settimane quello che ha costruito in cinque anni? Fare un’alleanza con Royal, Besancenot, Buffet, Bové, Voynet, Laguiller e Schivardi? Per quale politica? Per avere meno Europa e trovarsi nell’impossibilità di rafforzare una vera Europa politica, come ha sostenuto durante la campagna? Sarebbe rinunciare a una parte del suo codice genetico.
Per appoggiare chi, in economia, vuole potenziare il ruolo dello stato, ora che tutti pensano che sarebbe invece necessario riformare il mercato del lavoro e renderlo più flessibile, in modo da migliorare una produttività già al ribasso? Per avere un atteggiamento molto critico nei confronti degli Stati Uniti, quando nessuna sfida globale, dal riscaldamento climatico al rinforzamento del multilateralismo alla lotta contro la proliferazione nucleare, si potrà risolvere seriamente senza la prima potenza mondiale? No, meglio tenersi il ruolo d’arbitro e aspettare il prossimo turno, continuando intanto a costruire un partito più strutturato. Le riforme del presidente Sarkozy farebbero al paese lo stesso effetto della politica di Margaret Thatcher in Gran Bretagna quindici anni fa. Permetterebbe rapidamente di avere di nuovo le giuste condizioni per un accesso al potere su una linea più tradizionale, in sintonia con l’ispirazione del suo partito, l’Udf. Visto che il rinnovamento del Partito socialista non è stato possibile e sarà impossibile al potere con una maggioranza cosi eteroclita, François Bayrou scommette su un “suo” percorso. Interessante per tutti!

