Digitale, la Commissione Europea rimanda l’Italia

19792115926_094e34c595_b_highwayLivelli di innovazione al di sotto della media europea, approved investimenti privati insoddisfacenti, barriere significative alla competizione, mancanza di adeguate professionalità, pubblica amministrazione inefficiente: questo lo scenario che, per l’ennesima volta, emerge dalla fotografia semestrale scattata dalla Commissione europea e nel caso specifico dalle spiegazioni sul Pacchetto d’inverno in cui sono contenute le relazioni sulla panoramica delle sfide economiche e sociali Paese per Paese.

L’Italia continua a piazzarsi male e se è vero che il Piano Industria 4.0 – come evidenziato nella Relazione sull’Italia – rappresenta una misura che punta a rilanciare l’innovazione, di contro a rallentare il percorso nazionale verso una rinnovata competitività ci sono le gravi inefficienze nel settore pubblico da un lato, un digital divide che ancora fa sentire il suo peso e un fidanzamento mai coronato in matrimonio fra pubblico e privato e università e impresa.

A giudicare dai toni della relazione europea la situazione non è destinata a migliorare quantomeno nel breve periodo. La riforma della Pubblica amministrazione, asse portante di una strategia votata a cambiare il volto e l’anima del Paese, è rimasta imbrigliata nelle maglie dei ricorsi. E pesa la dura bocciatura del Consiglio di Stato.

Anche riguardo alla strategia Industria 4.0 i pericoli non mancano: solo il 67% della popolazione (dato 2016) usa regolarmente Internet, ben al di sotto della media Ue pari al 79%. Un dato da non sottovalutare se si considera – si legge nella Relazione – che la forza lavoro nazionale è costituita da una popolazione non giovane.

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