Economia: il crollo della produttività in Italia

produttività ItaliaGli italiani sono pigri? No, order certo. Lavorano, medicine in proporzione alla popolazione, meno dei tedeschi, ma quelli che un posto ce l’hanno generalmente si danno più da fare. Sgobbano di più. In alcuni casi non c’è orario che tenga. Eppure siamo, in generale, poco produttivi. Nel Paese di Trilussa, le medie non dicono il vero. Le api sono operose ma l’alveare è inefficiente. I parassiti non sono pochi e il loro potere di interdizione è assolutamente efficace. La cultura diffusa non premia a sufficienza i primi, ed è assolutamente indulgente con i secondi.

La produttività totale dei fattori, fatto cento il 2000, è scesa nel 2016 in Italia a 94.5. In Germania è salita a 109.2. Ecco spiegata la principale divergenza fra le due economie. Ma siamo gli unici ad aver peggiorato la nostra posizione. La Spagna è comunque salita a 102.1. Questi confronti dovrebbero essere materia di discussione costante. Sono più significativi dello spread sui titoli di Stato. Invece, se ne parla poco. «Una bassa produttività — dice Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo — riduce il potenziale di crescita. La pubblica amministrazione poco efficiente, la giustizia lenta, i trasporti inadeguati sono tutti elementi che frenano lo sviluppo. Insieme alla scarsa innovazione e l’insufficiente cura del capitale umano. Pochi laureati in materie scientifiche, pochi tecnici specializzati, un’occupazione che cresce con troppi posti a bassa qualificazione».

Un Paese consapevole del peso di questi macigni, che compromettono il futuro delle prossime generazioni, si sarebbe affrettato ad approvare una legge sulla concorrenza. Il disegno di legge giace da due anni alle Camere.

Pesa anche l’eccesso di regolamentazione.

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