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| L'Europa è ancora il nostro futuro |
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Sondaggio Viavoice: un sogno ancora vivo nonstante le delusioni
L’ideale dell’Europa è finito? I critici denunciano un progetto svuotato della sua sostanza, al quale gli abitanti del vecchio continente non prendono più parte. I fatti, dicono i critici, provano che hanno ragione: la mancanza di trasparenza delle Istituzioni Europee, la firma del trattato di Lisbona (il 13 dicembre 2007) nonostante il rifiuto di molti Stati nel 2005, le divisioni tra gli stati membri nell’affrontare la crisi economica, l’indifferenza degli aventi diritto al voto nei confronti delle elezioni che si terranno tra il 4 e il 7 di giugno, l’eccessiva frammentazione dei distretti elettorali, il contributo della questione climatica nello scuotere le basi di un già fragile sogno europeo. Al contrario, questo lavoro, realizzato dall’istituto di sondaggi Viavoice, rivela delle opinioni davvero differenti. I risultati sono stupefacenti: da un lato, una completa disillusione nei confronti dell’Europa così com’è. Dall’altro, un forte desiderio di Europa, una ferma voglia di futuro europeo. La disillusione europeaLa disillusione nei confronti dell’Europa non è certo una novità. Tuttavia, con la crisi economica attuale, ha acquisito un peso maggiore. Secondo il nostro studio, gli Europei credono che l’Europa abbia fallito contro la crisi: la maggioranza degli intervistati pensa che “gli interessi nazionali siano venuti prima della coesione europea”. L’Europa non è stata capace di essere efficiente contro la crisi: solo una minoranza degli intervistati considera che “le politiche realizzate dall’Europa abbiano effettivamente attenuato gli effetti della crisi”. Cosa ancor peggiore, una percentuale compresa tra il 30 e il 50% degli Europei crede che le politiche europee abbiano ampliato la crisi, o addirittura siano interamente responsabili di questa. Questi numeri mostrano chiaramente la sfiducia degli Europei nei confronti delle politiche dell’UE. Secondo il sondaggio, questa disillusione può, in larga parte, essere attribuita ai partiti politici di ciascun paese che “non hanno proposto i temi europei nel dibattito relativo a queste elezioni”. Questa opinione è condivisa dal 79% dei francesi, dall’80% degli italiani, dal 59% degli svedesi e dal 54% degli spagnoli. Solamente i tedeschi (51%) credono che “i partiti politici abbiano proposto temi europei nel corso di queste elezioni”. In molti paesi europei, il fallimento è dunque sostanzialmente politico. Il forte desiderio di un futuro europeoQuesta disillusione, tuttavia, non è sinonimo di rinuncia. Al contrario, il perseguimento del progetto europeo è fortemente appoggiato. L’Europa è in serie difficoltà. Ma la soluzione non è quella di tornare al vecchio stato-nazione, bensì quella di continuare a sforzarsi per avere più Europa. Oggi l’Europa è malata. La cura non è “meno Europa”, bensì “più Europa”. Il risultato più strabiliante del sondaggio è il desiderio di “un’Europa federale”, manifestato dalla maggioranza, o almeno la maggioranza relativa degli intervistati: è favorevole il 59% degli italiani, il 46% dei francesi, il 48% degli spagnoli. I tedeschi sono più indecisi (la maggioranza relativa del 35% appena), così come gli svedesi (34%). Al contrario la voglia di “meno Europa” e di un ritorno agli stati-nazione europei è sostenuta solamente da percentuali di europei che variano tra il 13 e il 18%: la sovranità nazionale è oggi in Europa un desiderio minoritario. La traduzione istituzionale di questo “desiderio di più Europa” è la volontà di vedere la Commissione Europea trasformata in un governo democratico dell’Unione, responsabile di fronte ai cittadini europei: una larga maggioranza (fatta eccezione per la Svezia, dove la posizione è meno sostenuta) desidera un “Presidente della Commissione” da scegliere tra la maggioranza eletta per il Parlamento Europeo durante le elezioni. Questa è la posizione dei progressisti, contro i conservatori che vorrebbero che la Commissione rimanesse “neutrale”. L’integrazione politica è altrettanto ovvia nelle domande relative alle istituzioni: la nomina di un “Presidente d’Europa” è sostenuta da una straripante maggioranza degli intervistati, così come l’esistenza di “un ministro europeo degli affari esteri”, di un “ministro europeo delle finanze” e di una “forza di polizia europea”. Infine, e inaspettatamente, gli intervistati hanno fiducia nell’Unione Europea più di quanta non ne abbiano nelle istituzioni internazionali o nei governi nazionali per la capacità di trovare soluzioni alla crisi: questa opinione è condivisa dagli italiani (39%), dagli spagnoli (33%), dai francesi (27%), un po’ meno dai tedeschi (24%) e dagli svedesi (25%) che hanno più fiducia nei loro governi nazionali e, nel caso degli svedesi, negli organismi internazionali. Ci sono tuttavia dei limiti nel perseguire l’ideale europeo, specialmente per quanto riguarda gli aspetti finanziari: in tutti in paesi interessati, gli europei sono diffidenti nei confronti del budget europeo. Gli spagnoli e gli italiani sono favorevoli ad esso, gli svedesi molto ostili, i francesi e i tedeschi sono tiepidi. Tutti sono chiaramente contrari alla creazione di un sistema di tassazione europeo (66% degli spagnoli, 65% degli italiani e dei francesi, 61% degli svedesi e il 55% dei tedeschi). Per un’ulteriore espansione delle frontiere dell’Europa, gli Europei si mostrano esitanti: un minoranza considerevole pensa che ci siano troppi stati membri già ora, ma un’equivalente minoranza è desiderosa di espandere l’Europa verso qualsiasi paese condivida gli ideali europei, anche se fuori dalle frontiere geografiche dell’Europa. Questi risultati sono un evidente richiamo nei confronti degli euro-pessimisti. Affermano infatti che, nonostante la mancanza di interesse per queste elezioni, gli europei non hanno abbandonato l’ideale europeo. Naturalmente ci sono delle differenze tra i diversi paesi. Ma considerati nell’insieme, stiamo attraversando una fase di transizione: l’Europa di oggi è deludente, ma gli europei vogliono affrettare la costruzione dell’Europa di domani. Un’Europa politica, democratica, più potente: in una parola, un’Europa federale.
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