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| Superiorità morale? Meglio nuove regole |
| Editoriali | |
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Caro Direttore, ha ragione Panebianco: ciò che occorre al Pd per rispondere alle ombre inquietanti che (quale che ne sia l'esito) le inchieste pugliesi gettano sulla moralità di alcuni suoi amministratori non è rivendicare una presunta superiorità morale ma proporre nuove regole a presidio dell'etica pubblica. Un moderno riformismo deve innanzi tutto affrontare il funzionamento della sanità, un'area critica di contiguità tra politica e amministrazione, tra politica e interessi economici.Per questa il Pd dovrebbe impegnarsi per una grande riforma che sottragga alla politica la gestione di un settore che assorbe circa un sesto dell'intera spesa pubblica italiana ed è in costante aumento. Oggi questa enorme volume di risorse è gestito dai partiti attraverso gli assessori regionali o i vertici di aziende nominati dai presidenti di Regione su base fiduciaria senza vincoli stringenti di pubblicità, professionalità, e trasparenza (le recenti nomine della Regione Lombardia sono state un lampante esempio di lottizzazione partitica). Il rapporto tra politica ed amministrazione rappresenta quindi nella sanità una vera emergenza istituzionale, politica ed economica ed è concreto il rischio che da lì possa partire un nuovo tsunami giudiziario. E tuttavia, in virtù di diffuse e trasversali convenienze, il problema continua a essere ignorato a livello nazionale e ancor più a livello regionale dove, grazie anche (o forse, soprattutto) alla sanità si creano sistemi di potere tanto forti da poter spesso condizionare la politica nazionale. Il problema, come in ogni moderna democrazia liberale, non è quindi fare appello alla diversità dei propri esponenti ma darsi regole che garantiscano il rispetto dei principi di buona e imparziale amministrazione e permettano di identificare le anomalie prima che ci arrivino i pubblici ministeri. Sarebbe possibile agire rapidamente in quattro direzioni: in primis applicare anche nella sanità il principio di sussidiarietà - principio chiave del nuovo Titolo V della Costituzione - lasciando alle Regioni il compito di legiferare, definire standard, monitorare, controllare. Le aziende sanitarie ed ospedaliere cui spetta la gestione dei servizi, degli appalti, delle assunzioni dovrebbero fare capo a Comuni, Province o Città metropolitane (a seconda della dimensione). Meno concentrazione di potere, distinzione tra chi indirizza e chi gestisce, più controllabilità. Il secondo e fondamentale intervento è una radicale riforma dei sistemi di reclutamento dei manager delle aziende sanitarie e ospedaliere da affidare, sulla base di chiamate pubbliche, a commissioni indipendenti di altissimo livello con componenti italiani e stranieri che selezionino persone non legate fiduciariamente al potere politico. Terzo: introdurre un po' di concorrenza tra strutture pubbliche e tra strutture pubbliche e private lasciando agli utenti la scelta del miglior rapporto qualità/prezzo e circoscrivendo I'area del finanziamento basato su tariffe (Drg) che incorporano molto spesso distorsioni e abusi. Quarto: monitorare la spesa e attivare ispezioni ogni volta che il volume dei consumi o il costo delle prestazioni risultino difformi dagli standard medi e possano essere quindi la spia di corruzione e illegalità. Sono rimedi concreti, possibili, non salvifici ma certo in grado di ridurre la pervasività della politica nella gestione di servizi delicatissimi e fondamentali per la vita dei cittadini. Semplici ma non facili da realizzare perché si scontrano con lobbies e fortissimi interessi e sulle quali bisognerebbe sfidare il centrodestra. Ma sono riforme che gli italiani capirebbero.
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Di Linda Lanzillotta (Corriere della Sera)










