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| Telecom-Lanzillotta: "Creare una NewCo Pubblico-Privato per la rete aperta a tutti gli operatori" |
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 Il governo, mercoledì 3 febbraio, ha smentito in modo ufficiale le anticipazioni fatte nei giorni precedenti dal quotidiano La Repubblica, secondo il quale l’esecutivo avrebbe dato il via libera all'Offerta Pubblica di Scambio che la società di Madrid sarebbe "intenzionata a formulare in tempi brevi". "La nuova società – aveva scritto Repubblica - sarà controllata dagli spagnoli, ma una delle condizioni poste da Roma e' che la gestione della rete nazionale di telecomunicazioni rimanga in mano italiane''. Nel corso del question time della Camera, grazie da un’interrogazione presentata da Linda Lanzillotta, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito ha dichiarato: “Dal Governo non c'è né un via libera, né un'opposizione perché non c'è stato ancora nessun contatto formale''. In merito alla creazione di una società ad hoc per la rete in fibra ottica Vito ha dichiarato che "una società in grado di coinvolgere il maggior numero di operatori del settore potrebbe svolgere un ruolo da protagonista nella costruzione dell'infrastruttura evoluta di Tlc in fibra, di cui il Paese ha bisogno con il coinvolgimento di tutti gli operatori, a partire da Telecom, e le istituzioni, in particolare l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni''. Linda Lanzillotta ha preso atto della risposta del governo ma ha ribadito la necessità di un intervento chiaro: ''Telecom è proprietaria di una infrastruttura strategica per il Paese, qual'e' la rete di telecomunicazioni  per questo ne condiziona lo sviluppo e le condizioni di accesso. Per tutelare gli interessi strategici del Paese e garantire per la rete tlc neutralità , accessibilità e adeguati investimenti, l'unica soluzione e' il conferimento della rete a una nuova società partecipata da Telecom, dagli altri gestori e da soci finanziari italiani pubblici e privati. Impossibile ricorrere alla golden share - ha sottolineato Lanzillotta - per la quale l'Unione europea ha già condannato l'Italia. Il Governo si muova subito prima di trovarsi di fronte al fatto compiuto della fusione con Telefonica. Questo è il caso di far prevalere le ragioni della politica e dell'interesse presente e futuro dell'Italia sulle pure logiche di mercato”.  Da sempre favorevole allo scorporo della rete telefonica da Telecom Italia, anche il presidente della commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera, Mario Valducci (Pdl) sostiene l'ipotesi della costituzione di una newco sul modello Terna, cioè una società con capitale misto pubblico-privato (il 25% in mano allo Stato, il 75% al mercato) che gestisca e sviluppi l'infrastruttura tlc. In un'intervista al quotidiano Il Riformista Valducci sostiene che "le decisioni su Telecom devono essere assunte dagli azionisti della società . Ma la politica italiana vuole una rete moderna e se gli spagnoli di Telefonica sono interessati a investire ingenti risorse finanziarie nel fare questa rete moderna, benissimo. Ma qualora non lo siano è ovvio che la rete dovrà avere un futuro diverso dalla società . Il famoso scorporo sul modello Terna... Ritengo che nel tempo la rete prenderà una strada diversa dalla società : Telecom sarà una cosa, la rete un'altra". Giovedì 4 febbraio , il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola incontrerà i vertici di Telecom: ''Ascolteremo cosa pensano di fare a Telecom ed alla luce di questo valuteremo le azioni possibili nel rispetto della libertà del mercato - ha dichiarato Scajola - Telecom Italia è una società privata, in Italia c’è libertà di mercato, questo è un governo liberale che permette alle imprese di svolgere le loro azioni''. Il viceministro Paolo Romani ha chiesto chiarezza: "Siamo preoccupati che una governance non italiana possa decidere di non investire sulla Rete, su questo il governo sta facendo e farà un grosso sforzo". Per Romani il problema centrale sono le infrastrutture e la selezione degli investimenti. "Con Telecom e con tutti gli altri player del settore - ha concluso Romani - dovrà essere fatto un ragionamento: in Italia c'è il problema di costruire una banda larga che andrà messa in sintesi con l'attuale rete in rame". Mantenere in Italia la gestione e lo sviluppo della rete, è questa la posizione del presidente del gruppo pdl al Senato Maurizio Gasparri che ha bollato come semplici "congetture" le indiscrezioni pubblicate dalla stampa. "Il governo - ha detto - farà di tutto per trovare la giusta sintesi per preservare l'italianità dell'azienda". Scettico il segretario del pd, Pierluigi Bersani, dopo la smentita sul via libera alla fusione da parte di palazzo Chigi. Bersani si è chiesto "fino a che punto il governo smentisca la sostanza delle indiscrezioni trapelate. Sarebbe curioso - ha aggiunto - che si siano spesi 3 miliardi per tenere italiana per qualche anno Alitalia e poi ci si faccia portare via la rete della Telecom, magari inventando una di quelle favole che si usano in questi casi, cioè che uno è il padrone e l'altro è quello che comanda. Il Pd sarà in attesa vigile sull'evoluzione della vicenda". L'ex ministro delle Comunicazioni del Pd, Paolo Gentiloni, invece, nonostante le condanne già arrivate dall’Unione europea rilancia l’ipotesi della golden share: "Telecom e Alitalia non sono la stessa cosa - ha detto Gentiloni - non c’è Paese rilevante la cui infrastruttura di telecomunicazioni, che è una struttura non replicabile, non sia sotto il controllo o di aziende di Stato o di aziende private di nazionalità del Paese stesso". Per questo il responsabile comunicazioni del Partito democratico chiede al governo di usare i poteri speciali del ministero di via XX settembre per costituire una società della rete in cui Telecom mantenga una posizione di riferimento, ma in cui possano entrare anche gli altri operatori e la Cassa depositi e prestiti che può giustificare investimenti di lungo periodo».
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Si riaccende il dibattito sul futuro della rete di telecomunicazioni, dopo le indiscrezioni sul presunto via libera di palazzo Chigi alla fusione tra Telecom e la spagnola Telefonica.










