Digitale, i medici di medicina generale i più tecnolgici di tutti.

SaluteI medici di famiglia investono nel digitale. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con il Centro Studi della Fimmg, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, con il supporto di DoxaPharma. Dal sondaggio, realizzato su un campione rappresentativo di 540 medici risulta che sono gli unici attori del sistema sanitario, tra strutture sanitarie, Regioni e Ministero della Salute, ad aver incrementato gli investimenti, con un +3%, nel digitale durante il 2016 rispetto all’anno precedente.

I servizi più utilizzati
La consultazione online di dati di laboratorio è stata utilizzata nell’ultimo anno dal 47% del campione, quella di referti specialistici dal 32%, di referti di diagnostica per immagini dal 30%, di lettere di dimissione ospedaliere e da pronto soccorso dal 20%. Da parte dei medici che ancora non li utilizzano viene riferito un evidente interesse all’uso di questi servizi qualora fossero disponibili, confermando una tendenza emersa negli altri anni, solamente quote residuali del campione (dal 5 al 7%) si dichiarano non interessate. Vengono tutti giudicati servizi rilevanti, che superano lo score di 4,5 rispetto ad una valutazione espressa su una scala da 1 a 5.

Pur valutando così favorevolmente questi servizi, 2/3 dei medici appartenenti a regioni in cui il Fse è stato già attivato, dichiarano di non avere ancora mai utilizzato le risorse del Fse, dimostrando, tra l’altro, che i servizi sopra menzionati sono spesso ancora collocati al di fuori dello stesso Fascicolo.

Cercando di analizzare le barriere che si frappongono tra la professione e l’innovazione digitale, i medici di medicina generale attribuiscono la responsabilità alla scarsa cultura digitale (51%), alla scarsa conoscenza delle potenzialità di questi strumenti (48%), a una percezione di scarsa sicurezza e/o garanzia sulla privacy (42%), a una mancanza di competenze di utilizzo degli strumenti (41%) e alle limitate risorse economiche (35%); più contenute sono le percentuali di coloro che credono che la responsabilità debba essere attribuita alla difficoltà di identificare i benefici e giustificare gli investimenti (32%), alla difficoltà nell’uso di queste risorse (18%) e a una immaturità delle tecnologie eo assenza di efficaci soluzioni di mercato (14%).

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