Lavoro, nel 2030 diventeremo “Conduttori digitali”

Nei prossimi dieci anni intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata, robotica e cloud computing rielaboreranno il rapporto uomo-macchina, creando relazioni più profonde e immersive. È il risultato di “The next era of human-machine partnership” (La nuova era della partnership uomo-macchina), una ricerca realizzata dall’Institute for the future (organizzazione non profit e indipendente statunitense, con 50 anni di esperienza, che si occupa di indagare i trend e le discontinuità che possono trasformare la società e il mercato del lavoro globale) per conto di Dell Technologies, che ha coinvolto 20 tra accademici ed esperti di tecnologia e impresa di tutto il mondo.

Software, big data e velocità di elaborazione. Secondo lo studio, l’85% dei lavori che si faranno nel 2030 non sono ancora stati inventati e l’abilità di acquisire nuove competenze nel corso dell’intera vita lavorativa sarà più importante della conoscenza stessa. La relazione tra società e macchine entrerà in una nuova fase caratterizzata da grande efficienza e da possibilità mai viste prima: gli uomini saranno “conduttori digitali” e le tecnologie un’estensione delle persone per aiutarle a migliorare la gestione delle attività quotidiane; le aziende potranno trovare e assumere talenti in tutto il mondo grazie alle tecnologie data-driven (basate sui dati); la velocità del cambiamento sarà così elevata che nuove industrie verranno create, nuove capacità saranno necessarie per sopravvivere e le persone dovranno imparare a usare le nuove tecnologie sul momento. La tecnologia non rimpiazzerà necessariamente i lavoratori, ma cambierà il modo in cui si troverà un’occupazione: il lavoro smetterà di essere un “posto” e diventerà una “serie di compiti”, le macchine intelligenti renderanno le capacità e le competenze delle persone tracciabili e le aziende potranno cercare i migliori talenti per deteminati compiti.

Dell ha chiesto a 4 mila business leader di 16 Paesi a che punto sono nel loro percorso digitale: quasi 1 su 2 (il 45%) teme che la propria azienda diventi obsoleta in 3-5 anni, il 48% non ha idea di cosa ne sarà della propria azienda in futuro, solo il 5% è classificato come leader digitale. “Mai prima d’ora l’industria aveva vissuto un tale disagio.

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