Spid, solo un atto dovuto. Il j’accuse della Camera

Spid? Più un atto dovuto che un cambio di paradigma. E’ quanto emerge dal documento conclusivo dei lavori della commissione di inchiesta sulla PA digitale, presieduta da Paolo Coppola. Nelle PA, si legge nel testo, “esiste una chiara e diffusa conoscenza dei progetti strategici portati avanti dal Governo, ma anche l’adesione alle infrastrutture immateriali previste dal piano triennale, come Spid o PagoPA, la piattaforma dei pagamenti elettronici per la PA, sembra essere il più delle volte un atto compiuto con la logica dell’adempimento simbolico piuttosto che un deciso cambio di paradigma che porti alla trasformazione completa dei servizi”.

Approccio simbolico che riguarda anche la nomina dei responsabili del digitale, con impatti negativi anche sul rispetto dei diritti dei cittadini.  “Le figure apicali responsabili della trasformazione digitale vengono nominate solo dopo insistenti richieste da parte della commissione – spiegano i deputati – I processi di digitalizzazione sono quasi sempre ‘iniziati’ e mai ‘conclusi’, i diritti digitali dei cittadini e delle imprese sono rispettati di rado e solo per alcuni servizi, mancano pianificazione e stanziamenti specifici per completare lo switch off (il passaggio completo alla modalità digitale)”.

Per la commissione “la mancanza di consapevolezza dell’importanza del digitale ha portato la PA, negli anni, a non dotarsi delle competenze tecnologiche, manageriali e di informatica giuridica necessarie. Dalle audizioni emerge più volte che mancano le competenze interne e l’amministrazione sceglie di fare ampio ricorso al mercato. L’analisi dei curricula dei responsabili della transizione alla modalità operativa digitale rende difficile affermare che il comma 1-ter dellarticolo 17 del Cad sia rispettato”, e cioè che il responsabile dellufficio è dotato di adeguate competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali, “in alcuni casi per stessa ammissione dei responsabili durante le audizioni”.

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